Più mutui a tasso fisso dopo la Brexit

di Sofia Martini Commenta

Nel frattempo, il dato sulle richieste dei clienti è confermato anche dal rapporto dell’ABI.

L’uscita, decisa con il referendum dello scorso 23 giugno, della Gran Bretagna dall’Ue ha favorito in maniera inedita una tipologia di finanziamento già ‘cara’ a coloro i quali avevano intenzione di accenderne uno: quella dei mutui a tasso fisso.

Nella fattispecie, la differenza con il mutuo a tasso variabile si è di gran lunga assottigliata:

L’indice di riferimento al quale si aggancia il tasso fisso, l’Eurirs a 20 e 30 anni, è precipitato allo 0,75%. La situazione porterà presumibilmente a far aumentare i mutuatari che punteranno su questa formula, alimentando il trend di crescita iniziato lo scorso anno. Secondo l’ultimo Osservatorio di MutuiOnline.it nel primo semestre del 2016 i prestiti a tasso fisso hanno riguardato il 65,5% delle domande e il 70,9% delle erogazioni effettivamente concesse. Questo andamento favorisce inoltre il fenomeno delle surroghe. Si registra attualmente la domanda di chi magari aveva già surrogato a tasso fisso sopra il 3%, e può portarsi a casa un altro punto di sconto. O anche di chi ha in corso un tasso variabile e preferisce mettersi al riparo con un modesto rialzo della rata che paga ora.

Nel frattempo, il dato sulle richieste dei clienti è confermato anche dal rapporto dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, secondo cui i due terzi dei nuovi mutuatari preferisce il tasso fisso. L’Associazione rileva anche che il tasso di interesse medio sui nuovi finanziamenti si è attestato al 2,21% contro il 2,25% del mese precedente, valore di gran lunga inferiore rispetto a quanto riscontrato nel 2007, quando viaggiava sui livelli del 5,7%.

La differenza minore nel costo complessivo è quella rilevabile dalla proposta di Intesa Sanpaolo. Il gap di tasso tra i due prodotti è dello 0,57%, portando la differenza a soli 32 euro al mese tra le rate dei due mutui.

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